Conflitto: dimmi come litighi e ti dirò come cambiare le tue abitudini!

6 Mar 2025

Parliamoci di brutto: tutti litighiamo e, soprattutto nel “primo round” del nostro conflitto, non sempre nel migliore dei modi. Il modo tipico in cui affrontiamo le discussioni, però, dice molto su di noi e sulle abitudini che potremmo aver ereditato (in primis, dalla nostra famiglia di origine). 

Il nostro stile “caratteristico” di conflitto non è un dettaglio trascurabile, ma un importante indicatore del nostro mondo emotivo e relazionale. Vediamo insieme alcuni dei principali stili di conflitto (alcuni molto diffusi, altri meno noti) per imparare a riconoscerli e capire, anche insieme, come poterli trasformare e renderli più tutelanti per te e per la tua relazione.

  1. Evitamento: chi usa questo stile preferisce far finta che il problema non esista. Evita la discussione a tutti i costi, sperando che tutto passi con il tempo o che l’altra persona si “renda conto” da sola di ciò di cui abbiamo bisogno. Risultato? Il conflitto resta, magari nascosto sotto il tappeto, ma continua a farsi sentire, alimentando tensioni sotterranee, risentimenti, comportamenti e comunicazione passivo-aggressivi…
  2. Congelamento: in questo caso il conflitto viene affrontato, ma in modo poco aperto e decisamente parziale. I bisogni individuali rimangono spesso sommersi e le soluzioni concordate rappresentano compromessi insoddisfacenti e poco duraturi. Su tutto, domina incontrastata la paura di ciò che accadrebbe, se ci si confrontasse più apertamente…
  3. Spostamento: hai presente quando litighi con il partner, ma invece di parlare con lui/lei/loro, preferisci sfogarti con i tuoi amici (che diventano i tuoi principali alleati)? Creare “alleanze contro” è una delle caratteristiche dello stile di conflitto spostato. Il rischio è che il confronto fra le parti in lite non avvenga mai apertamente e che, proprio quando vorresti trovare un accordo, questo non avvenga per non “tradire l’alleanza” con tutti gli altri indirettamente coinvolti nel litigio!
  4. Esasperazione: qui la comunicazione c’è eccome, forse anche troppa! Si litiga intensamente con intenzione agonistico-antagonistica, con un eccesso di emozioni, grida e frasi che feriscono e colpevolizzano, senza arrivare al fulcro del problema e del bisogno insoddisfatto. Tutto viene amplificato, ogni discussione diventa un dramma e la situazione peggiora continuamente. Con l’esasperazione, si rischia di trasformare semplici incomprensioni in sfide a colpi di chi “ha ragione” e chi “ha torto”.
  5. Collaborazione: la vera “star degli stili di conflitto”, la modalità a cui ambiamo tutti (e che spesso ci sembra impossibile da applicare). Collaborare non significa usare sempre toni pacati e trovare accordi al primo tentativo. Non siamo nelle storiche pubblicità del “Mulino Bianco!”. Significa guardare al conflitto come un’opportunità per chiarire bisogni, emozioni e desideri, cercando soluzioni insieme, senza vincitori né vinti. Richiede coraggio, empatia e molta pazienza, ma è lo stile che permette alle relazioni di diventare più salde, autentiche e profonde.

Sapere riconoscere il proprio stile di conflitto predominante aiuta a diventare più consapevoli di noi stessi e rende possibile iniziare la trasformazione verso un approccio più collaborativo, che non rappresenta un’utopia ma un obiettivo realistico e che è sempre possibile co-costruire. Puoi iniziare anche oggi e possiamo farlo…anche insieme!

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Martina Righetti

Martina Righetti

Conflict coach e Mediatrice, founder di Parliamoci di Brutto

Nata a Roma nel 1984, vivo vicino Trento.

Ho lavorato molti anni come avvocata d’impresa e consulente in studi legali e, dall’inizio del 2024 ho dato vita alla mia attività di coach e mediatrice.

Sono specializzata in gestione del conflitto in ambito familiare, relazionale e professionale.

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