A volte basta una parola fuori luogo a interrompere una conversazione sul nascere: può succedere ovunque, in un’aula scolastica durante la pausa tra due lezioni, in cucina mentre chi ti sta accanto ti chiede qualcosa con un tono irritante o irritato, o al telefono in una call di lavoro che parte storta. Basta un commento pronunciato con poca attenzione, un’espressione sarcastica, un gesto di disapprovazione, e abbiamo perso l’ingaggio e la partnership dell’altra persona. Il dialogo si ferma, le emozioni faticose (come il risentimento o la delusione) si fanno più intense, servirà uno o più round per recuperare la calma e tornare a parlarsi in modo empatico ed efficace.
In quel piccolo scarto tra COSA pensi e COME lo dici, comincia a depositarsi il seme della sfiducia e della distanza emotiva dalla relazione. La fiducia è un terreno soffice e delicato, di cui conviene prendersi cura anche quando affrontiamo una discussione complicata o stiamo vivendo una situazione di conflitto: ci fa sentire insieme anche nel disagio, rafforza le nostre competenze negoziali, ci motiva ad andare verso una soluzione condivisa, minimizza la sensazione di essere soli nella ricerca di un possibile accordo.
Cosa Intendo per fiducia nel dialogo: spazio al sicuro, anche nell’incertezza
Ma cosa vuol dire avere fiducia nel dialogo? No, non significa necessariamente aspettarsi che l’altra persona sia d’accordo con te o che tutto si risolva immediatamente. Siamo nella fiducia quando sentiamo che la relazione possa “reggere il colpo” anche quando le opinioni non si incontrano subito. Quando percepiamo di essere al sicuro e insieme anche nell’incertezza: su un ponte che oscilla, ma di certo non sospesi totalmente nel vuoto. Mantenere alta la percezione della fiducia reciproca aiuta a non interrompere il flusso del confronto, a mantenere viva la connessione reciproca mentre si cerca di fare chiarezza. È ciò che permette alle relazioni di non irrigidirsi o raffreddarsi di fronte alle difficoltà, bensì di restare abbastanza salde e flessibili da attraversarle. Spesso all’inizio dei percorsi di coaching 1:1 chiedo: “Come ti sei sentita in quella conversazione? Come si sarà sentita l’altra persona?”; se capiamo che, per il modo in cui si è svolta, la discussione ha portato entrambi a sentirsi soli e inascoltati, è da qui che cominciamo per trasformare radicalmente questa dinamica.
Una pratica riflessiva per te: back to the future
Prova a ripensare a una conversazione recente in cui ti sei accorta che la fiducia e la partnership con l’altra persona stava vacillando. Forse eri con una collega che ti ha interrotta più volte, o con il tuo partner che ti ha risposto in modo difensivo. Può essere tu abbia lasciato la stanza o che l’altra persona sia uscita sbattendo la porta, interrompendo il dialogo in modo brusco e improvviso.
Rientra un attimo in quella stanza e in quella conversazione, con lo sguardo e le competenze di oggi. Immagina di restare nella conversazione qualche minuto in più, di appoggiare le mani sul tavolo e lasciare che le emozioni si abbassino di volume, insieme alla tua voce.
Esponi tutto ora
Puoi dire qualcosa di semplice e spontaneo, che restituisca all’altra persona le tue fatiche del momento ma anche lo sforzo che stai facendo a mantenere aperto il tuo canale della fiducia: “Non mi è facile parlarne senza essere sopraffatta dalle emozioni, ma sto provando a farlo perché ci tengo e credo che possiamo risolvere”.
Rimanda a domani
Se non ti è possibile continuare a parlare in quel momento, puoi concordare un tempo preciso per tornare sul tema: “Adesso sento di volermi fermare per fare chiarezza, domani possiamo riparlarne se per te va bene”. Se tuteliamo la fiducia alla base del dialogo, anche questo tipo di pause appaiono come gesti di cura, e non silenzi di tipo punitivo.
Frasi-corrimano e domande-piuma
Quando la conversazione si fa densa e rischia di inasprirsi fino a interrompersi bruscamente, puoi nutrire la connessione e la fiducia nel dialogo usando alcune frasi-corrimano, come ad esempio:
- “Ti sto ascoltando, voglio capire meglio.”
- “Provo a dirti come l’ho vissuta, così troviamo un punto d’incontro.”
- “Mi prendo un momento per non rispondere di impulso, poi riparto da qui.”
- “Restiamo su cosa vogliamo ottenere, non su chi ha ragione.”
Quando senti che l’aria si fa tesa, puoi aggiungere domande-piuma che allargano lo spazio del dialogo e aiutano entrambe le parti a respirare. Per esempio:
- “Cosa ti farebbe sentire più tranquilla in questo scambio?”
- “In che modo possiamo parlarne senza sentirci sotto esame?”
- “Se ci rivedessimo tra due giorni su questo punto, cosa cambierebbe?”
Sono domande leggere ma generative, perché riportano la conversazione verso un obiettivo condiviso, fuori dall’agonismo e dall’antagonismo tipici di alcuni stili di litigio .
Cosa puoi fare sin da oggi
La fiducia, come ti dicevo, è un terreno soffice, delicato, estremamente fruttifero. Lavorare sulla qualità della tua comunicazione, e perciò su COME lo dici, è uno strumento potentissimo per tutelare questo bene prezioso e mantenere alto il livello di connessione e di partnership nelle tue relazioni professionali e personali. Oggi puoi iniziare riprendendo una conversazione che hai lasciato sospesa, con l’intenzione di riaprire il canale della fiducia. Parti da te: lascia andare il giudizio, la convinzione che le cose non cambino, ciò che è stato fino a quel momento. Stai lì con tutta la tua attenzione, il tuo ascolto puro e la tua presenza dedicata e focalizzata. Osserva il tuo corpo, regola il tuo respiro, prenditi cura del tuo tono di voce e della scelta delle tue parole. È così che il dialogo torna a essere un luogo sicuro, dove trovare accordi non è solo possibile, ma creativo, piacevole, entusiasmante. Inizia semplice, inizia subito.
Provare per credere!




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